Non so se per voi sia così, ma un vecchio detto di Tbliseron dice:
La Vita è il viaggio d'esplorazione in un paesaggio di energie infinitamente varie...
Mi sono sempre chiesta il perchè di questo adagio, visto che la filosofia dei più della mia specie è immancabilmente intrisa di un "sano" pragmatismo che poco concede alla poesia del momento. Però nonostante la frenesia delle nostre azioni e sopratutto della mia vita è stato immancabile chiedersi quanto di ciò che pensiamo reale è una proiezione della nostra mente e quanto della nostra immaginazione è realtà...
Ad esempio quando apparivo nella Sala Tattica della Niathor, la nostra grande astronave classe Gammae e tutti eravamo intorno al Tavolo Olografico, noi cosa vedevamo osservando le nostre stesse facce? Si potrebbe rispondere che vedevamo i nostri compagni, colleghi, superiori... Questo perché è ciò che pensiamo quando siamo consapevoli di vedere la faccia di uno di questi nostri amici... Giusto! Ma ad esempio qualcun altro potrebbe vedere un perfetto sconosciuto semplicemente perchè non conosce queste persone. Ora, cosa differenzia questi due osservatori e perché queste differenze?
Ovviamente la differenza esiste perché pensano... Vedono il comandante o uno perfetto sconosciuto perché l’attenzione che pongono sulle fisionomie muove il loro pensiero, che a sua volta muove conoscenza in un movimento automatico; infine vedono la conoscenza che hanno del soggetto o dell'oggetto in questione.
Esiste una sorta d’illusione che il pensiero sia qualche cosa di diverso dall’oggetto o dal soggetto percepito, l’oggetto può essere realmente in quel posto, ma ciò che si vede oltre alla mera percezione sensoria senza signiF***to, è solo la conoscenza che abbiamo riguardo all’oggetto stesso. Oltre a questa conoscenza, indipendentemente da questa, non abbiamo modo di conoscere nulla, non abbiamo modo di poter fare esperienza diretta di nulla, abbiamo bisogno del pensiero.
Ecco perché nello spazio abbiamo vissuto momenti di autentico panico se non di terrore, perchè: "Noi vedevamo l'universo attraverso l'idea che avevamo dell'universo stesso", ma mancavano dati, come implacabilmente l'IA della nave ci diceva ad ogni interrogazione che andava fuori dalle regole canoniche: spazio inesplorato, nessun concetto, nessuna risposta...
Quando scrivo “Esperienza Diretta”, non voglio dire che ci siano altri modi di avere esperienza delle cose oltre al modo in cui lo stiamo sperimentando. Esiste in noi solo la conoscenza che abbiamo delle cose, e quello è tutto quanto possiamo sperimentare, realmente non sappiamo cosa sia; in certi frangenti di questo viaggio incredibile, mi trovavo ad affrontare le situazioni più assurde senza avere la minima idea di cosa avevo davanti.
Questa conoscenza che chiamo anche “Intelletto”, è più precisamente uno stato di coscienza in cui sono giunta alla conclusione, che il mondo esterno sebbene appaia reale è solo un riflesso di quello interno e che fondamentalmente è l'effetto di una mia proiezione mentale.
Le cose che fino a poco prima consideravo concrete, reali, a causa di manifestazioni e avvenimenti che andavano a mettere in luce che tutto il mio concreto universo per come l'ho conosciuto era quasi da dirsi irreale! Noi non conosciamo nulla circa le persone o le cose eccetto le nostre stesse idee. La nostra conoscenza deriva dall’esperienza, e in base a questa esperienza vediamo la realtà; come a dire: noi della realtà abbiamo solamente un’idea e ne siamo dipendenti…
Nel proseguire questo viaggio sono giunta alla convinzione che i pensieri in se stessi sono sterili, morti, non si può dar vita ad un pensiero, perché nel momento in cui questo tocca qualcosa di vivo brucia in modo completo e totale in quello che altri definivano come "Il fuoco dell'essere". Ecco perché quando il pensiero non c’è, svanisce anche la "Necessità" di rappresentare, vedere e capire; come un veggente vedo senza rappresentazione, senza memoria e tornando al mio tempo, intuisco che lo schema che avevo adottato è da buttare.
Non è stato semplice per me svelare quest'arcano autoriflettente; è stato come affrontare una sensazione di morte, di perdita, perché il mio pensiero diceva che ero viva, che ero sveglia, che ero cosciente (il cosidetto momento presente), ma mi resi conto che questo succedeva perché la conoscenza che avevo delle cose si manifestava autonomamente e automaticamente.
E quando questa è assente? Come potevo dire se ero viva o morta? Lo potevo dire solo da essere cosciente, solo attraverso l’aiuto del pensiero ecco perché quando questo mi mancava, perdevo tutti i punti di riferimento e tutto cessava...
Se per una qualsiasi ragione, riuscite a trovarvi fuori da questa "trappola" della conoscenza, il problema della differenza tra idea e realtà per voi non sussisterà più, niente pensiero, niente conoscenza e quindi niente “coscienza”, tutto resterà immoto almeno fino al prossimo pensiero, che vi riporterà coscienti, in quanto succede nel medesimo istante che cominciate a “percepire”.
Molti di noi, anch'io ad esempio, abbiamo obbiettato lungamente a queste argomentazioni dicendo che la coscienza viene prima del pensiero, ad esempio prima esiste l'impersonale senso di essere presenti, poi quel senso si concettualizza nell’io sono, quindi appare l'universo concettuale, in una successione cibernetica descritta pienamente nei nostri trattati di psicologia.
L’esperienza dell'universo trae origine dallo stesso principio, ci deve essere un punto ed è questo punto che "Crea" lo spazio, se questo punto non c’è, anche lo spazio non esiste. Così valutando che tutte le nostre esperienze non erano che interpretazioni della mente, siamo andati alla ricerca di questa realtà che immancabilmente doveva trascendere il nostro linguaggio e quindi il nostro pensiero...
E' stato con questo spirito che abbiamo affrontato i: "Panorami delle energie infinitamente varie", spingendoci sempre oltre il nostro scibile, seppur con grande fatica: non è facile mettersi costantemente in discussione sopratutto quando si parla delle nostre convinzioni più profonde; però l'abbiamo fatto!
Il risultato è stato questo "Viaggio" attraverso i panorami dello spazio inesplorato descritto in questo diario in cui racconto questa nostra esperienza, fatta con la compagnia di inquietanti alieni che poco avevano da spartire con la nostra cultura, in cui noi incerti ed ingenui astronauti credevano nella nostra saccenza di avere compreso, ma che invece alla prova dei fatti, la realtà delle cose (quella di cui abbiamo paura) ci diceva che forse dovevamo ancora "vedere"...
Sumiska Treon